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Sisma Umbria '97

Diario di un'esperienza
Il 26 settembre in Umbria e Marche la terra trema. Il terremoto torna a colpire, fortunatamente si contano poche vittime, ma le case sono fortemente lesionate e migliaia di persone sono costrette ad abbandonarle, chi invece ha la casa agibile ha paura di rientrarci.
Tutti apprendiamo queste notizie dai telegiornali o dai quotidiani del mattino del 27 settembre, giorno che tutti ricorderemo per il crollo avvenuto nella basilica di San Francesco ad Assisi.
In ogni modo, per noi giovani che ricordiamo solo vagamente il terremoto del '76, non riusciamo a capire cosa stia vivendo quella gente.
Il lunedì 30 mi chiama Rosy, la capogruppo, perché la zona sta cercando persone disponibili a partecipare all'emergenza. Non so cosa rispondere, ci devo pensare. Ripenso all'esperienza fatta nell'alluvione in Piemonte e decido di dare la mia disponibilità. Della Co.Ca. di S.Vito siamo in due, Patrizia ed io.
Mercoledì sera ci dicono che il servizio durerà cinque giorni e saremo destinati ad Isola di Nocera Umbra.
Giovedì sera, invece, mi chiama il responsabile regionale per dirmi che sabato dobbiamo trovarci alle ore 12.00 a Colfiorito in totale autonomia e mi dà il nome del mio caposquadra.
Sono un po' preoccupato. Credevo fosse tutto organizzato, trasporti, vettovagliamento, e invece no. Bisogna organizzare tutto. Iniziano le due ore più lunghe ed intense, che ci vorrebbe un romanzo per raccontarle, fortunatamente per le 22.30 tutto sembra risolto.
Venerdì il telefono continua a suonare, non vedevo l'ora che le telefonate finissero, vorrei anche mangiare.
E' arrivato sabato 4 0ttobre giorno della partenza. Sveglia all'alba, forse anche prima.
Ci ritroviamo tutti a Pasiano, uniforme perfetta: camicia, maglione, pantaloncini corti, maglione e fazzolettone. Siamo ben in 18 fra Capi e Rover-Scolte con due furgoni ed una macchina. Attacchiamo i cartelli sui mezzi, saliamo e accendiamo i motori. Si parte.
Ci attendono sei ore di viaggio. Iniziamo a conoscerci, non ci siamo mai visti prima, al massimo ci siamo sentiti per telefono. Ci scambiamo dubbi e perplessità, chissà cosa ci attende, cosa faremo. Da buoni scout iniziamo a cantare, proprio come dice la legge gli scout sorridono e cantano anche nelle difficoltà.
Arrivati in Umbria incrociamo i primi mezzi di soccorso e scrutiamo il paesaggio per individuare le case lesionate, ma per ora non si nota niente. Siamo all'altezza di Assisi, da quaggiù sembra tutto normale, ma lungo la strada si vedono i primi campi con le tende blu.
Superiamo Foligno e usciamo dalla superstrada. Imbocchiamo una piccola strada con un cartello con scritto "Chiusa al traffico eccetto mezzi di soccorso". Ci attendono 15 Km di tornanti in cui incrociamo solo mezzi della Protezione Civile.
Più ci addentriamo nella valle e più si rendono visibili i segni del sisma. Prima qualche coppo sulla strada, qualche crepa sulle case poi le crepe diventano squarci e i tetti sono parzialmente crollati. Nei paesini la strada si restringe perché c'è il pericolo di crolli, passiamo con un po' di timore, speriamo che non succeda niente.
Finalmente siamo arrivati a Colfiorito dove si trova il centro operativo dell'AGESCI. Ci accoglie, si fa per dire, un capo di Roma, che ci manda a mangiare. Ma come, ci siamo portati tutto da casa. Facciamo la fila e ci sediamo a pranzare alla tenda refettorio. Qualcuno dice: hai sentito? Cosa. Una scossa. Ma dai, cosa dici.
Dopo poco tempo eccone un'altra, questa la avvertiamo tutti. Siamo arrivati da poco, e abbiamo già sentito la terra tremare.
Torniamo alla tenda degli scout per sapere cosa dobbiamo fare. Qui ci dicono che ci dovremmo dividere in due gruppi, ma come ci siamo appena conosciuti e già ci dobbiamo dividere. Non possiamo far niente.
Il gruppo di Pasiano composto da 7 persone è destinato ad Annifo. L'unico membro del S.Giovanni viene aggregato al gruppo di Feletto Umberto con destinazione Casenuove. La mia squadra, composta da 10 persone, viene destinata a Verchiano.
Prendiamo il nostro furgone e ci dirigiamo verso Verchiano. Non è così facile arrivarci, alcune strade sono interrotte per lavori sui tetti e siamo costretti a deviare per i campi. Alla fine siamo riusciti ad arrivare.
Verchiano è un piccolo paesino, come tutti i paesi di quest'area. Il campo è stato allestito in un circolo ippico, qui la popolazione è ospitata nelle roulotte, mentre i volontari dormono nelle tende.
Qui ci sono tre scout del gruppo di Foligno che gestiscono il campo assieme agli alpini e ai militari.
Il primo problema che ci si presenta è dove ci dobbiamo sistemare, perché nel posto dove sono sistemate le tende dei volontari dovranno essere sistemati i Container.
Alessandra del gruppo di Foligno ed io cerchiamo il tecnico del comune per risolvere il problema. Lo troviamo e c'invita a seguirlo. Lo aiutiamo a portare del materiale dentro all'unica casa del campo. Appena entrati nella casa le pareti incominciano a sbattere, le finestre stridono, sembra ci voglia cadere tutto addosso. Corriamo fuori, fortunatamente non è successo niente, la casa ha retto. Ma la paura ci ha attraversato dalla testa ai piedi. Non si può descrivere quello che ho provato, ma vi assicuro che non è stato piacevole.
Usciti dalla casa vediamo la gente del paese terrorizzata con le lacrime agli occhi. Alcune case del paese sono crollate, infatti, si vede ancora il polverone prodotto dal crollo. La gente ha paura che i parenti siano entrati nelle case per recuperare le poche cose che gli sono rimaste.
In ogni modo la giornata prosegue. Qui le cose da fare sono tante, dalla distribuzione dei viveri ai campi sparsi nelle varie località, alla gestione del vestiario, dobbiamo fare il censimento dei campi, raccogliamo lamentele, ecc.
La sera ci concediamo un momento di allegria con gli altri volontari del campo. Tutti notiamo una cosa, è ormai tardi ma la gente non è ancora andata a dormire, ci domandiamo il perché.
Ci dicono che stanno aspettando che passi l'una di notte, sembra che fino a adesso le scosse siano venute tutte prima.
E' Domenica. Oltre a tutti i servizi, oggi animeremo la messa con i nostri canti. E' la prima volta che stiamo veramente assieme alla gente, agli anziani che hanno perso la casa, ai bambini che non si rendono conto di cosa sia successo, ci sentiamo sempre più vicini a loro.
Finita la messa, carichiamo il mangiare sul furgone per andare a distribuirlo nei vari campi che dipendono dal nostro.
Ci dirigiamo verso Rasiglia, un campo di tende blu con circa 70 persone. Qui c'è un gruppo di alpini che da una mano.
Non è facile distribuire il pranzo, non c'è un tavolo dove appoggiare i contenitori. Si fa quel che si può.
Ora ci spostiamo verso una piccola frazione che per noi sarà Rasiglia 2, qui ci sono una quindicina di persone che vivono nelle Roulotte. La gente sembra contenta di vederci.
Ripartiamo con destinazione Morro una piccola località in cima ad una collina. Per raggiungerla dobbiamo fare 3 Km di strada sterrata. Qui troviamo 4 persone anziane che nell'arco di tutta la giornata vedono solo noi, cui non interessa il mangiare, ma scambiare quattro parole.
Dopo due ore ritorniamo al campo. Sono le tre e anche noi ci sediamo a mangiare un piatto di pasta fredda, ma va bene così. L'importante è che tutta questa gente abbia potuto avere il suo pranzo.
Questo trasporto lo faremo tre volte al giorno per una settimana.
La giornata prosegue con vari incarichi. C'è chi fa sorveglianza in paese, per controllare che nessuno entri in nelle case.
C'è chi organizza il magazzino vestiario, chi ripara le roulotte che riportano un tagliandino con su scritto: " Revisionata il 15 settembre '97" eppure entra acqua dai finestrini, chi raccoglie i bisogni, chi fa il censimento, chi riceve le domande di intervento ai vigili del fuoco.
Certe non è così semplice, siamo ancora nella fase dell'emergenza, la terra continua a tremare, ormai ci siamo abituati.
Ci sono problemi nella distribuzione del mangiare, sembra che ci sia gente che viene a mangiare al campo senza averne il diritto e magari resta senza chi invece ne ha. 
La notte di Mercoledì le nostre brandine sembrano dondolare. Questa volta la scossa è stata più forte ed è durata più a lungo. Poco prima di alzarci un'altra scossa si fa sentire. Veniamo a sapere che la scossa della notte è stata del 7-8 grado della scala Mercalli, ci accorgiamo che alcune case sono crollate. La gente è sconvolta, le scosse non sembrano terminare mai. Le poche case che avevano resistito, adesso presentano quella X sulle pareti.
Il nostro servizio va avanti, abbiamo montato due tende blu che saranno la scuola per i bambini di Verchiano.
Oggi siamo andati in una frazione di Sellano a sistemare una tenda in cui entrava acqua da tutte le parti era conciata veramente male e per farlo apposta si è messo anche a piovere, mancano alcuni pezzi del telaio. Ci facciamo tagliare dei pezzi di tubo da un signore molto gentile che abita qui vicino. Alla fine ci sembra di aver fatto un buon lavoro. La signora vuole che ci fermiamo a mangiare qualcosa, ma non possiamo dobbiamo andare a distribuire il pranzo, la signora insiste e c'incarta dei panini. Non sappiamo proprio come ringraziarla. Quel panino forse è stata la cosa più buona che ho mangiato in tutti questi giorni. Nel pomeriggio siamo andati a portare alcuni vestiti nei vari campi, siamo andati a Volperino dove ci sono due vecchiette che vivono sole in una roulotte, gli abbiamo portato due cappotti e abbiamo visto un sorriso sul loro volto che ci ha riempiti di gioia.
La sera andiamo tutti al campo di Rasiglia dove ci hanno invitato gli alpini di Vicenza per fare un po' di festa. Qui incominciamo ad intonare cori alpini per rallegrare un po' gli ospiti di questo campo, per cercare di fargli dimenticare almeno per un po' di tempo la tristezza.
E' arrivato sabato l'ultimo giorno di servizio al campo di Verchiano, non vorremmo più andare via c'eravamo legati a questa gente, ma lunedì si torna a lavorare. Cerchiamo di salutare tutti dai volontari che rimangono, ai militari, alla gente che ci chiede ti tornare a ritrovarli. E' l'ora dell'addio.
Questa esperienza è stata davvero arricchente, forse molto di più che 12 anni di scautismo, ma perché è stata vissuta con lo stile e lo spirito che lo scautismo mi ha insegnato.
Sicuramente non sarò riuscito a descrivere ciò che abbiamo fatto e le emozioni che abbiamo provato, ma ci sarebbero volute troppe parole e con queste non sarei riuscito lo stesso a descrivere delle cose che bisogna soltanto provare dal vero per capire, e non semplicemente stando seduti in una poltrona ed ascoltando le notizie del telegiornale che sono solo apparenza.
In qualità di caposquadra ringrazio i capi di Foligno - Massimiliano, Alessandra e Simone, gli alpini di Vicenza e chi era con me a Verchiano dal 4 all'11 ottobre - Patrizia (S.Vito 1°) Francesca, Rosanna, Bruno (Settimo 1°) Alessandro (S.Vito 2°) Eleonora (Valvasone 1°) Mauro (Spilimbergo 1°) Cinzia, Luca (Porto 4°)
Alessandro

 

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