San
Vito al Tagliamento
Regione:
Friuli Venezia Giulia
Provincia:
Pordenone
altitudine: m 30 s.l.m.
superficie: kmq. 60,71
abitanti: 12.800 circa
cap: 33078
Note Storiche
San Vito è un centro del Friuli occidentale,
situato in una fertile zona della pianura, sulla
destra del fiume Tagliamento. Il territorio un
tempo era coperto da fitte boscaglie: a ovest
era caratterizzato da zone umide; a est il greto
del Tagliamento e i suoi rami abbandonati, ricchi
di depositi di ghiaie, conferivano un aspetto
più arido. Acque, ghiaie, boschi, paludi hanno
lasciato numerose tracce nei toponimi, come Fontanis,
Fontanasso, Pissarelle, Boscat, Magredo, Selvata,
Melmose e Gleris. Tipiche della foresta temperata
erano anche le specie animali, dalla lontra di
fiume agli sparvieri, dal tasso al cinghiale,
dal cervo ai lupi.
Dalla preistoria al periodo romano
Sin dall'antichità l'uomo trovò in questi territori
un ambiente adatto all'insediamento. Si conoscono
localizzazioni di vari insediamenti preistorici
a ovest dell'attuale centro che risalgono al mesolitico
e molti altri al neolitico. Fra il terzo e il
secondo millennio a.C., oltre alle selci, compaiono
ceramiche e si hanno testimonianze di attività
agricole. Gli scavi nel 1973 hanno riportato alla
luce i resti di un'antica necropoli, con recupero
di una trentina di urne cinerarie. Anche l'epoca
romana, che quasi sicuramente si sovrappose ad
un substrato celtico - venetico, ha lasciato numerose
testimonianze della sua presenza. I Longobardi,
arrivati in Friuli nel 568 d.C., hanno lasciato
nei dintorni segni della loro presenza.
Le origini dell'attuale centro
Risale probabilmente a un diploma dell'Imperatore
Ottone II che donò al patriarca Rodoaldo (963
- 983) due "corti", ovvero luoghi fortificati
con territorio circostante. La denominazione della
cittadina andrebbe ricercata nel culto che le
popolazioni di Sassonia tributavano al Santo,
che doveva essere invocato come soccorritore nell'attraversamento
dei guadi. Alcuni storici non escludono però la
derivazione da un originario Vic (da vicus,
villaggio) divenuto Vit e poi S. Vit per ricostruzione
religiosa.
San Vito medievale
San Vito esisteva nel XII secolo e la sua storia
medioevale e moderna è legata strettamente a quella
del Patriarcato di Aquileia. Furono i Patriarchi,
che detenevano il potere temporale, oltre che
spirituale, ad ampliare e rinforzare il castello.
Alla fine del XIII secolo San Vito conobbe un
periodo di espansione. Si ebbe una immigrazione
di toscani per fini commerciali e di lombardi
per ragioni politiche. Questi ultimi seguirono
il nuovo patriarca, Raimondo della Torre di Como.
Venne restaurato il palazzo patriarcale e furono
costruite le torri Raimonda e Scaramuccia. Nel
1341 venne istituito il mercato settimanale alla
domenica; agli inizi del 1500 fu portato all'interno
delle mura e spostato al venerdì (come oggi).
Nel 1420 Venezia, espandendosi in terraferma,
conquistò anche la Patria del Friuli. Nel 1445
il Patriarca riconobbe la legittimità della conquista
veneziana e in cambio riottenne un limitato potere
temporale su San Vito. La Comunità vide riconosciuti
dalla Repubblica i suoi statuti, si costruirono
opere pubbliche e private e affluì nuova popolazione.
Sviluppo artistico e urbano
Col passaggio nell'orbita veneta si dischiuse
dal mondo gotico friulano a quello rinascimentale
italiano. Sorsero il campanile (1484), la loggia
comunale, la chiesa di San Lorenzo (1479), palazzo
Rota e la chiesa dei Battuti (1493). Tra gli artisti
vanno citati i pittori Andrea Bellunello e Pomponio
Amalteo e lo scultore Pilacorte. Nella prima metà
del '500 il centro prese la fisionomia che mantiene
tuttora: fu ampliato e allargato il fossato, con
la costruzione della torre Grimana e del torrione
sud-est. La piazza venne ampliata e assunse la
struttura attuale. Alle ricorrenti carestie si
aggiunsero altri fatti funesti, come le incursioni
dei turchi (1477 e 1499), che saccheggiarono il
territorio ma non osarono attaccare il castello
di San Vito. Dalla metà del 1500 e per oltre due
secoli nel centro tenne il banco dei pegni una
comunità di ebrei, che ebbe tra l'altro un suo
cimitero.
Dalla fine del '500 alla caduta della Repubblica
di S.Marco
Il secolo XVIII° ha lasciato molti edifici pubblici,
privati e di culto, come il Monastero della Visitazione
(1710), il nuovo Duomo (1751). Nell'ultimo periodo
veneto San Vito conobbe un certo sviluppo. Il
centro contava circa 3mila abitanti (il terzo
del Friuli, dopo Udine e Cividale), più 8mila
villici della giurisdizione. La nobiltà e la borghesia
commerciale veneta impressero al centro anche
una nuova caratteristica linguistica, mentre le
popolazioni rurali e artigiane delle frazioni
e dei sobborghi rimasero fondamentalmente friulanofone.
Il risorgimento e l'unità di'Italia
Nel 1848 i moti che scossero tutta l'Europa furono
presenti anche a San Vito. I principi di indipendenza
nazionale e di libertà si sommarono al desiderio
di riscatto del popolo. Nel 1860 un cittadino
sanvitese, Pietro Cristofoli, si unì con altri
25 friulani a Garibaldi, partecipando all'impresa
dei Mille. San Vito, che in Friuli come numero
di abitanti era seconda solo a Udine, fu congiunta
all'Italia nel 1866. Nei decenni seguenti rimase
un grosso centro agricolo, in mano a una aristocrazia
conservatrice, per cui perse gradualmente importanza,
soprattutto nei confronti di Pordenone, che si
andava rapidamente industrializzando. Il centro
fu collegato con le linee ferroviarie di Portogruaro
- Casarsa (1888) e San Vito - Motta di Livenza
(1913), le attività industriali facevano capo
alla filanda Piva e allo zuccherificio della Società
Ligure-Lombarda.
La Grande guerra
La prima guerra mondiale ebbe gravissime conseguenze
nella zona. Il centro, situato sulle retrovie
del fronte, ospitò un ospedale militare. Con la
ritirata di Caporetto i nobili e buona parte dei
ricchi si ritirarono oltre il Piave, mentre i
contadini rimasero qui. Anche le poche attività
industriali andarono danneggiate o distrutte.
L'amministrazione comunale in esilio si insediò
provvisoriamente a Firenze. Fra le varie conseguenze
del regime fascista, va citta l'abolizione, dal
1927, del Consiglio comunale, che rappresentava
un vanto della comunità sanvitese da oltre sette
secoli.
Dal fascismo alla Resistenza
San Vito continuò a reggersi su una economia
agricola tradizionale e rimase ai margini dello
sviluppo. La politica fascista si consolidò con
la propaganda e condusse alfine all'entrata in
guerra. Al momento delle scelte, dopo l'8 settembre
1943, la maggioranza dei giovani e della popolazione
sostenne l'antifascismo, nonostante la dura occupazione
tedesca. San Vito venne liberata il 30 aprile
1945, dopo due giorni di combattimenti tra partigiani
e tedeschi.
Il dopoguerra
Negli anni cinquanta si videro gli effetti
dell'emigrazione con un movimento di 250 persone
l'anno e diminuì negli anni '60. I lavoratori
attivi nell'industria,trovavano prevalentemente
occupazione fuori dal comune. A San Vito sopravvissero
le imprese artigianali, mentre chiusero attività
come le ferriere, la filanda, il lievitificio.
Gli anni del Dopoguerra rappresentarono però per
San Vito una felice stagione in campo culturale.
Basti pensare a nomi come Federico De Rocco, Augusto
Culos, Luigi Zuccheri, Italo Michieli, Virgilio
Tramontin nella arti figurative e Pier Paolo Pasolini
nella letteratura.
Gli ultimi decenni e San Vito oggi
Dalla seconda metà degli anni '70 il saldo negativo
demografico e stato compensato da quello migratorio
in entrata, con un costante aumento della popolazione,
che ha registrato un forte ricambio, raggiungendo
i 12711 abitanti nel 1997. La Zona industriale
Ponterosso, sorta nel 1969 dopo un decennio di
difficile avvio e di crisi di varie aziende insediate,
ha accolto un numero crescente di attività produttive
sia industriali che artigianali, superando nel
1999 le 2200 unità. Le attività, molto avanzate,
vanno dalla meccanica di precisione all'industria
alimentare, dalla componentistica alla lavorazione
del vetro. L'edilizia ha ricevuto un notevole
impulso, con una espansione delle aree abitate.
Nel centro storico sono state attivate opere di
ristrutturazione come Palazzo Altan, Palazzo Rota
e il complesso dei Battuti. Fra i servizi socio-sanitari
e assistenziali ricordiamo l'ospedale, l'istituto
La Nostra Famiglia, il consultoro, servizi per
l'igiene mentale, per l'infanzia e per gli anziani.
Le scuole coprono la prima fascia fino alle superiori.
Esiste un istituto tecnico commerciale, un liceo
scientifico e un istituto professionale di Stato
per l'industria. Infine, San Vito si contraddistingue
per i rapporti internazionali di amicizia e di
collaborazione fra i popoli, che hanno condotto
al gemellaggio con le città di Stadtlohn (Germania),
St. Veit an der Glan (Austria) e Nagyatad (Ungheria).
Testi
tratti dalla "GUIDA San Vito" edita dal
Comune di San Vito al Tagliamento
|