Il 26 settembre in Umbria e Marche la terra trema. Il
terremoto torna a colpire, fortunatamente si contano poche
vittime, ma le case sono fortemente lesionate e migliaia
di persone sono costrette ad abbandonarle, chi invece
ha la casa agibile ha paura di rientrarci.
Tutti apprendiamo queste notizie dai telegiornali o dai
quotidiani del mattino del 27 settembre, giorno che tutti
ricorderemo per il crollo avvenuto nella basilica di San
Francesco ad Assisi.
In ogni modo, per noi giovani che ricordiamo solo vagamente
il terremoto del '76, non riusciamo a capire cosa stia
vivendo quella gente.
Il lunedì 30 mi chiama Rosy, la capogruppo, perché
la zona sta cercando persone disponibili a partecipare
all'emergenza. Non so cosa rispondere, ci devo pensare.
Ripenso all'esperienza fatta nell'alluvione in Piemonte
e decido di dare la mia disponibilità. Della Co.Ca.
di S.Vito siamo in due, Patrizia ed io.
Mercoledì sera ci dicono che il servizio durerà
cinque giorni e saremo destinati ad Isola di Nocera Umbra.
Giovedì sera, invece, mi chiama il responsabile
regionale per dirmi che sabato dobbiamo trovarci alle
ore 12.00 a Colfiorito in totale autonomia e mi dà
il nome del mio caposquadra.
Sono un po' preoccupato. Credevo fosse tutto organizzato,
trasporti, vettovagliamento, e invece no. Bisogna organizzare
tutto. Iniziano le due ore più lunghe ed intense,
che ci vorrebbe un romanzo per raccontarle, fortunatamente
per le 22.30 tutto sembra risolto.
Venerdì il telefono continua a suonare, non vedevo
l'ora che le telefonate finissero, vorrei anche mangiare.
E' arrivato sabato 4 0ttobre giorno della partenza. Sveglia
all'alba, forse anche prima.
Ci ritroviamo tutti a Pasiano, uniforme perfetta: camicia,
maglione, pantaloncini corti, maglione e fazzolettone.
Siamo ben in 18 fra Capi e Rover-Scolte con due furgoni
ed una macchina. Attacchiamo i cartelli sui mezzi, saliamo
e accendiamo i motori. Si parte.
Ci attendono sei ore di viaggio. Iniziamo a conoscerci,
non ci siamo mai visti prima, al massimo ci siamo sentiti
per telefono. Ci scambiamo dubbi e perplessità,
chissà cosa ci attende, cosa faremo. Da buoni scout
iniziamo a cantare, proprio come dice la legge gli scout
sorridono e cantano anche nelle difficoltà.
Arrivati in Umbria incrociamo i primi mezzi di soccorso
e scrutiamo il paesaggio per individuare le case lesionate,
ma per ora non si nota niente. Siamo all'altezza di Assisi,
da quaggiù sembra tutto normale, ma lungo la strada
si vedono i primi campi con le tende blu.
Superiamo Foligno e usciamo dalla superstrada. Imbocchiamo
una piccola strada con un cartello con scritto "Chiusa
al traffico eccetto mezzi di soccorso". Ci attendono
15 Km di tornanti in cui incrociamo solo mezzi della Protezione
Civile.
Più ci addentriamo nella valle e più si
rendono visibili i segni del sisma. Prima qualche coppo
sulla strada, qualche crepa sulle case poi le crepe diventano
squarci e i tetti sono parzialmente crollati. Nei paesini
la strada si restringe perché c'è il pericolo
di crolli, passiamo con un po' di timore, speriamo che
non succeda niente.
Finalmente siamo arrivati a Colfiorito dove si trova il
centro operativo dell'AGESCI. Ci accoglie, si fa per dire,
un capo di Roma, che ci manda a mangiare. Ma come, ci
siamo portati tutto da casa. Facciamo la fila e ci sediamo
a pranzare alla tenda refettorio. Qualcuno dice: hai sentito?
Cosa. Una scossa. Ma dai, cosa dici.
Dopo poco tempo eccone un'altra, questa la avvertiamo
tutti. Siamo arrivati da poco, e abbiamo già sentito
la terra tremare.
Torniamo alla tenda degli scout per sapere cosa dobbiamo
fare. Qui ci dicono che ci dovremmo dividere in due gruppi,
ma come ci siamo appena conosciuti e già ci dobbiamo
dividere. Non possiamo far niente.
Il gruppo di Pasiano composto da 7 persone è destinato
ad Annifo. L'unico membro del S.Giovanni viene aggregato
al gruppo di Feletto Umberto con destinazione Casenuove.
La mia squadra, composta da 10 persone, viene destinata
a Verchiano.
Prendiamo il nostro furgone e ci dirigiamo verso Verchiano.
Non è così facile arrivarci, alcune strade
sono interrotte per lavori sui tetti e siamo costretti
a deviare per i campi. Alla fine siamo riusciti ad arrivare.
Verchiano è un piccolo paesino, come tutti i paesi
di quest'area. Il campo è stato allestito in un
circolo ippico, qui la popolazione è ospitata nelle
roulotte, mentre i volontari dormono nelle tende.
Qui ci sono tre scout del gruppo di Foligno che gestiscono
il campo assieme agli alpini e ai militari.
Il primo problema che ci si presenta è dove ci
dobbiamo sistemare, perché nel posto dove sono
sistemate le tende dei volontari dovranno essere sistemati
i Container.
Alessandra del gruppo di Foligno ed io cerchiamo il tecnico
del comune per risolvere il problema. Lo troviamo e c'invita
a seguirlo. Lo aiutiamo a portare del materiale dentro
all'unica casa del campo. Appena entrati nella casa le
pareti incominciano a sbattere, le finestre stridono,
sembra ci voglia cadere tutto addosso. Corriamo fuori,
fortunatamente non è successo niente, la casa ha
retto. Ma la paura ci ha attraversato dalla testa ai piedi.
Non si può descrivere quello che ho provato, ma
vi assicuro che non è stato piacevole.
Usciti dalla casa vediamo la gente del paese terrorizzata
con le lacrime agli occhi. Alcune case del paese sono
crollate, infatti, si vede ancora il polverone prodotto
dal crollo. La gente ha paura che i parenti siano entrati
nelle case per recuperare le poche cose che gli sono rimaste.
In ogni modo la giornata prosegue. Qui le cose da fare
sono tante, dalla distribuzione dei viveri ai campi sparsi
nelle varie località, alla gestione del vestiario,
dobbiamo fare il censimento dei campi, raccogliamo lamentele,
ecc.
La sera ci concediamo un momento di allegria con gli altri
volontari del campo. Tutti notiamo una cosa, è
ormai tardi ma la gente non è ancora andata a dormire,
ci domandiamo il perché.
Ci dicono che stanno aspettando che passi l'una di notte,
sembra che fino a adesso le scosse siano venute tutte
prima.
E' Domenica. Oltre a tutti i servizi, oggi animeremo la
messa con i nostri canti. E' la prima volta che stiamo
veramente assieme alla gente, agli anziani che hanno perso
la casa, ai bambini che non si rendono conto di cosa sia
successo, ci sentiamo sempre più vicini a loro.
Finita la messa, carichiamo il mangiare sul furgone per
andare a distribuirlo nei vari campi che dipendono dal
nostro.
Ci dirigiamo verso Rasiglia, un campo di tende blu con
circa 70 persone. Qui c'è un gruppo di alpini che
da una mano.
Non è facile distribuire il pranzo, non c'è
un tavolo dove appoggiare i contenitori. Si fa quel che
si può.
Ora ci spostiamo verso una piccola frazione che per noi
sarà Rasiglia 2, qui ci sono una quindicina di
persone che vivono nelle Roulotte. La gente sembra contenta
di vederci.
Ripartiamo con destinazione Morro una piccola località
in cima ad una collina. Per raggiungerla dobbiamo fare
3 Km di strada sterrata. Qui troviamo 4 persone anziane
che nell'arco di tutta la giornata vedono solo noi, cui
non interessa il mangiare, ma scambiare quattro parole.
Dopo due ore ritorniamo al campo. Sono le tre e anche
noi ci sediamo a mangiare un piatto di pasta fredda, ma
va bene così. L'importante è che tutta questa
gente abbia potuto avere il suo pranzo.
Questo trasporto lo faremo tre volte al giorno per una
settimana.
La giornata prosegue con vari incarichi. C'è chi
fa sorveglianza in paese, per controllare che nessuno
entri in nelle case.
C'è chi organizza il magazzino vestiario, chi ripara
le roulotte che riportano un tagliandino con su scritto:
" Revisionata il 15 settembre '97" eppure entra
acqua dai finestrini, chi raccoglie i bisogni, chi fa
il censimento, chi riceve le domande di intervento ai
vigili del fuoco.
Certe non è così semplice, siamo ancora
nella fase dell'emergenza, la terra continua a tremare,
ormai ci siamo abituati.
Ci sono problemi nella distribuzione del mangiare, sembra
che ci sia gente che viene a mangiare al campo senza averne
il diritto e magari resta senza chi invece ne ha.
La notte di Mercoledì le nostre brandine sembrano
dondolare. Questa volta la scossa è stata più
forte ed è durata più a lungo. Poco prima
di alzarci un'altra scossa si fa sentire. Veniamo a sapere
che la scossa della notte è stata del 7-8 grado
della scala Mercalli, ci accorgiamo che alcune case sono
crollate. La gente è sconvolta, le scosse non sembrano
terminare mai. Le poche case che avevano resistito, adesso
presentano quella X sulle pareti.
Il nostro servizio va avanti, abbiamo montato due tende
blu che saranno la scuola per i bambini di Verchiano.
Oggi siamo andati in una frazione di Sellano a sistemare
una tenda in cui entrava acqua da tutte le parti era conciata
veramente male e per farlo apposta si è messo anche
a piovere, mancano alcuni pezzi del telaio. Ci facciamo
tagliare dei pezzi di tubo da un signore molto gentile
che abita qui vicino. Alla fine ci sembra di aver fatto
un buon lavoro. La signora vuole che ci fermiamo a mangiare
qualcosa, ma non possiamo dobbiamo andare a distribuire
il pranzo, la signora insiste e c'incarta dei panini.
Non sappiamo proprio come ringraziarla. Quel panino forse
è stata la cosa più buona che ho mangiato
in tutti questi giorni. Nel pomeriggio siamo andati a
portare alcuni vestiti nei vari campi, siamo andati a
Volperino dove ci sono due vecchiette che vivono sole
in una roulotte, gli abbiamo portato due cappotti e abbiamo
visto un sorriso sul loro volto che ci ha riempiti di
gioia.
La sera andiamo tutti al campo di Rasiglia dove ci hanno
invitato gli alpini di Vicenza per fare un po' di festa.
Qui incominciamo ad intonare cori alpini per rallegrare
un po' gli ospiti di questo campo, per cercare di fargli
dimenticare almeno per un po' di tempo la tristezza.
E' arrivato sabato l'ultimo giorno di servizio al campo
di Verchiano, non vorremmo più andare via c'eravamo
legati a questa gente, ma lunedì si torna a lavorare.
Cerchiamo di salutare tutti dai volontari che rimangono,
ai militari, alla gente che ci chiede ti tornare a ritrovarli.
E' l'ora dell'addio.
Questa esperienza è stata davvero arricchente,
forse molto di più che 12 anni di scautismo, ma
perché è stata vissuta con lo stile e lo
spirito che lo scautismo mi ha insegnato.
Sicuramente non sarò riuscito a descrivere ciò
che abbiamo fatto e le emozioni che abbiamo provato, ma
ci sarebbero volute troppe parole e con queste non sarei
riuscito lo stesso a descrivere delle cose che bisogna
soltanto provare dal vero per capire, e non semplicemente
stando seduti in una poltrona ed ascoltando le notizie
del telegiornale che sono solo apparenza.
In qualità di caposquadra ringrazio i capi di
Foligno - Massimiliano, Alessandra e Simone, gli alpini
di Vicenza e chi era con me a Verchiano dal 4 all'11
ottobre - Patrizia (S.Vito 1°) Francesca, Rosanna,
Bruno (Settimo 1°) Alessandro (S.Vito 2°) Eleonora
(Valvasone 1°) Mauro (Spilimbergo 1°) Cinzia,
Luca (Porto 4°)
Alessandro
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