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Aggiornato il: 06/03/2006
 

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Campo Estivo E/G 2001
Ambientazione

 

I COMUNI

PROLOGO

L’imperatore Ildebrando di Sassonia governava tranquillamente il proprio impero, fidandosi dell'operato del suo primo ministro Karl Hans Schaider, principe di Prussia, il quale, ideando un efficiente sistema fiscale, garantiva a lui e al suo regno le giuste entrate. Le città comunali dell’impero non si lamentavano dei tributi da pagare e operavano per la prosperità dell’impero, commerciando i loro prodotti nei vivaci mercati del regno. Ildebrando governava saggiamente ed era riuscito a mantenere buoni rapporti anche con il papato che pure non mancava di rivendicare di tanto in tanto l’importanza del proprio ruolo inteso anche come potere temporale. Tutto procedeva nel migliore dei modi e nella pace, fino a quando…

EVOLUZIONE

Le principali città dell’impero producevano  e commerciavano i loro prodotti (Aquile/Firenze: attori teatrali – Cobra/Napoli: pizzaioli – Delfini/Bergamo: abili lavoratori del cuoio – Manguste/Montecassino: scrittori – Koala/Fiuggi: tessitori – Scoiattoli/Bologna: cuochi). Alcuni comuni (Montecassino, Fiuggi e Napoli) erano tradizionalmente più vicini al Papa, mentre altri (Firenza, Bergamo e Bologna) erano più vicini all’imperatore, ma continuavano a vivere pacificamente. In base alle loro proprietà (angolo di squadriglia, tenda, materiale) e in base alle loro entrate (proventi derivanti dalla vendita dei loro prodotti tipici) i comuni pagavano all’imperatore le giuste tasse in fiorini sonanti! Talvolta l’imperatore e il suo primo ministro erano benevoli con i comuni che più si dimostravano fedeli, ma quei comuni che instauravano troppi rapporti col papato erano trattati con diffidenza e non poche sono state le multe che per un motivo o per l’altro venivano loro inflitte.
Con il tempo, i comuni guelfi si stancarono di essere sempre oggetto di attenzioni particolari da parte dei funzionari imperiali. I comuni ghibellini erano molto più liberi di agire e senza tanti controlli potevano più facilmente arricchirsi rispetto a loro, così chiesero l’aiuto del Papa, che però l’invitò ad avere pazienza..
I confini dell’impero erano minacciati dai turchi, che si fecero vivi più volte, ma le città riuscirono sempre ad organizzarsi e a respingere gli attacchi degli infedeli. Per meglio difendersi, l’imperatore ordinò l’invasione di alcune terre oltre confine e ne affidò l’amministrazione e ogni loro ricchezza a quelle città che, secondo lui, più li avevano mostrato la loro fedeltà (Firenze, Bergamo e Bologna), inoltre egli si dichiarò sovrano delle nuove terre senza aspettare la tradizionale incoronazione da parte del Papa. Ancora, i costi sostenuti per la bonifica delle nuove terre implicavano nuovi pesanti tributi, dai quali i comuni ghibellini erano esentati, per cui le spese dovevano essere sostenute solo dai comuni guelfi.

Il Papa e le città guelfe a lui fedeli (Montecassino, Fiuggi e Napoli) dissero che non potevano accettare questo sopruso, decidendo di riunirsi in una Dieta separata per stabilire cosa fare. I comuni guelfi lanciarono l’ultimatum ad Ildebrando, o rinunciava al titolo, ridistribuendo le nuove terre anche loro, oppure sarebbe stata la guerra. Ildebrando non ne volle sapere, ignorò l’ultimatum, contento di potersi impadronire anche delle ricchezze del papato, ma dovette subire la scomunica papale. Tra comuni Guelfi e Ghibellini infuriò la battaglia. I Guelfi sembravano avere la meglio, ma proprio mentre la guerra stava volgendo a loro favore, arrivarono ancora i turchi, che, approfittarono della confusione per rapire il Papa. I comuni Ghibellini si offrirono di sospendere le ostilità. L’imperatore avrebbe ridistribuito le nuove terre anche ai comuni Guelfi, che in cambio gli tornarono ad essere fedeli. Ristabilita la pace, tutti i comuni si riunirono contro il nemico di tutti: i turchi. Li sconfissero e riuscirono a liberare il Papa che suggellò la pace definitiva togliendo la scomunica ad Ildebrando.

 

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